Le dieci parole del Presidente

Dalla relazione di Luigi Alici

di Gianni Di Santo

Il filosofo Alici. Il professore divenuto allievo. E tornato, in questa “alta” relazione, professore. E filosofo insieme, capace di piegarsi su se stesso per poi raccontare tenebre e luce, spirito e corpo, umanità e disumanità, preghiera cristiana e orazione civile. Piegato su una speranza che alla fine c’è, abbarbicata sulle possibilità che ognuno di noi, nella propria terra, nel proprio luogo, riesce a immaginare, provare, toccare. Un filosofo inginocchiato davanti alla Parola, letta, ascoltata, lodata. Una parola spezzata a tutti, come il pane fatto in casa. Un professore, un presidente, capace di buttarsi nel chiaroscuro della storia con insospettabile gioia. Perché l’infedeltà, la fragilità, la mediocrità? Perché l'armonia e la bellezza sono profananti dalla sofferenza? Cresce il progresso, cresce il regresso. E noi? Noi che siamo cittadini una prima volta, noi che lottiamo ogni giorno contro le tenebre ma che dobbiamo per forza ritrovarci per portare le persone non a casa nostra, ma prima di tutto a casa propria, che dovremmo fare? Dovremmo ritrovare le radici dello spirituale. “Il noi comincia dentro di me: io sono cittadino fuori, perché ormai di tutto sono cittadino dentro”. E allora il passaggio a essere cittadini una seconda volta, è più semplice.

E il filosofo Alici, che in questo intercalare tra spirito e materia, sembra più un monaco d’altri tempi, quei maestri che una volta parlavano alle folle, oppure ai discepoli, regalando perle di saggezza, sembra dire: bastano le parole? Sembra proprio di no. E questa è una sorpresa per un praticante della parola come lui. No, non basta la parola, la riflessione, la preghiera. In questa continuo incontro-scontro tra spirituale e materiale, tra ordinario e straordinario, tra finito e infinito, noi ci siamo dentro. Con le nostre storie, con le nostre associazioni, con la nostra Azione cattolica, la nostra Chiesa e i nostri impegni di laici convinti. Siamo cittadini una seconda volta perché l’incontro è opera difficile, perché l’amore non è una casa abitata sempre, semmai un percorso accidentato.

Siamo tutti transumanti, sembra dire Alici. Nomadi della vita e dell’amore. Come spiegarlo al prossimo? Se lo chiede anche lui: è il nostro limite, il limite di una Parola amata e vissuta, difesa e offerta a un mondo che non crediamo nemico. Allora? Osiamo. Dovremmo avere il coraggio di osare, prendendo sul serio la qualifica di laici maturi. Una nuova profezia culturale per il nostro tempo: è il modo in cui oggi a noi si chiede di tornare a far dialogare natura e grazia, storia ed eternità, le cose ultime e quelle penultime. In modo popolare, s’intende.

Perché l’Ac è un’associazione popolare, anche se qui, le parole, volano alto, qualificano la popolarità dell’Ac, si posano su spiriti liberi e pieni di affidamento a Dio. E perché in Azione cattolica s’impara la grammatica del bene comune, la sintassi della partecipazione, dove si tessono relazioni. E’, infine, il paradosso di questa associazione: una doppia testimonianza. Al divino e all’umano. A Dio e al mondo. Perché, altrimenti, la nostra storia non sarebbe così bella da gustarne il nettare prezioso.

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Relazione del pres. Luigi Alici [pdf]186.28 KB

Comments

Alici grazie

Sicuramente una delle migliori relazioni che ho mai sentito in AC...

Grazie presidente Alici, sono contento di averti avuto come Presidente in questo triennio, ringrazio di cuore della tua presenza, delle tue parole, del tuo spirito che in questi tre anni ci hai donato. Sicuramente tutti avremmo preferito averti come Presidente per altri tre anni ma è bello sapere che come associazione di persone possiamo contare sugli altri... Poche altre realtà possono permetterselo. Anche se costa e ci dispiace siamo contenti tu abbia avuto il coraggio di chiederci di lasciare, per fare meglio il tuo lavoro. Anche da questo si vede con quanta serietà e impegno hai lavorato in questo triennio e con che approccio hai intrapreso questa avventura nazionale.

In bocca al lupo, sei un pezzo di storia di AC e difficilmente ti dimenticheremo.

 

marco

Un'associazione paradossale!

Cari amici impegnati all'asseblea,

ho letto con interesse la relazione del nostro presidente... bellissima, profonda, incredibilmente densa. Si parla dell'Ac come di un'associazione paradossale, capace di una doppia tesimonianza, umana e divina, consapevole che la larghezza del visbile dipende dall'altezza dell'invisibile. Parole giustissime! Quante volte, ognuno nella sua parrocchia o nella sua diocesi, si pone il problema di essere più popolare, di essere più chiaro, più coraggioso... e intanto si dimentica dell'invisibile. Viviamo davvero dentro a un paradosso, a una sorta di 'strabismo' forzato, tra uomo e Dio, che quanto più sapremo vivere come associazione di laici, come persone 'comuni' insiene, tanto più sarà efficace.

Non è facile. Per certi aspetti niente di nuovo. Ma è importante ricordarcelo, mettere a fuoco il contesto in cui ci troviamo, aggiornare il nostro vocabolario. Mi sembra che quest'assemblea stia rivelando che abbiamo le idee chiare, che il nostro contributo alla Chiesa italiana può essere davvero di qualità.

 Grazie presidente e grazie Ac

 Alessandro

Bella come la vita

Qui da Roma siamo in mezzo agli eventi.

Questa sera alcuni arrivi... Intanto l'Assemblea.... I delegati a lavoro... Nelle parrocchie a lavoro per l'accoglienza... per la veglia... per l'Incontro... Le parole del Presidente, lette avidamente, ieri sera appena calde. Parole alte e famigliari, che dicono (come tu non avresti poturo dire, quello che il cuore già sapeva). La preghiera comune, vicina o lontana, comune.... Gli ultimi preparativi.... L'ultima circolare.... I piccoli in fermento (domenica ci si sveglia presto per ...non andare a scuola!).... C'è donato di vivere un'altra scuola, quella della Chiesa del Signore, quella della nostra Associazione, volti sconosciuti si scambiano sorrisi e parole note, tra Teramo... Alba... Alghero... Roma... volti di terra e di Cielo. Allora ti viene da rendere grazie al Signore per questa AC bella come la vita!

un'assemblea di allievi

È in occasione dell’assemblea che l’AC mostra il suo vero volto, come una famiglia nei momenti più importanti. Basta spiare gli sguardi e i sorrisi, gli applausi e i silenzi per sentirne la qualità della vita e il profumo di Vangelo che emana. L’AC è una famiglia o non è AC. Lo ha detto anche oggi Luigi Alici, riuscendo nell’impresa non facile, di farsi suggerire dallo Spirito le parole da dire. Contemplazione, famiglia e comunione, oltre che testimonianza nella chiesa e nel mondo.
Un’equilibrata e appassionata lettura spirituale dei tempi, spogliata di ogni paura che spesso anche nella chiesa alza la voce, una scelta forte del primato dello Spirito fino a farne un cambio di servizio associativo, una gratitudine sincera e calda per l’esperienza comunionale vissuta e testimoniata vera perla preziosa del triennio.
Grazie presidente, che sia una feconda assemblea di allievi dello Spirito.

E grazie anche a questo spazio di confronto e condivisione che invito tutti ad usare per far sentire la voce della famiglia dell’AC, quella riunita a Roma, quella che si prepara all’incontro con il successore di Pietro e quella che per mille motivi resterà a casa. Fate sentire che ci siete…

relazione presidente

sono felice per quanto leggo sulla relazione del presidente Alici! Ho sentito telefonicamente i delegati della mia diocesi (Bari-Bitonto) e ne erano entusiasti! Mi hanno parlato di relazione "alta" e "umile" allo stesso tempo! Spero che Alici possa continuare nella responsabilità di presidente nazionale della nostra AC!!!

Un saluto a tutti insieme alla preghiera per queste giornate così dense e importanti per la nostra associazione!

Maria

P.S. Grazie per questa opportunità di intervenire online dataci dalla rivista Segno!

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