Dopo le morti sul lavoro

Il Mlac si interroga sulla sicurezza

di Francesco Rossi

Una riflessione sul Testo unico sulla sicurezza, convertito nel Decreto legislativo 81/2008 e che lo scorso 30 aprile è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, e la testimonianza del figlio dell’imprenditore della “Truck Center” morto nell’incidente sul lavoro di Molfetta, costato la vita a cinque persone lo scorso 3 marzo. Sono stati questi i cardini dell’incontro promosso dal Movimento lavoratori di Azione cattolica (Mlac) su Morire di lavoro? Lavoratori e imprese per un nuovo dialogo sulla sicurezza, con cui si è aperta ieri la XIII Assemblea nazionale.
«È sul dialogo che si basa la sicurezza sul lavoro», ha affermato Cristiano Nervegna, segretario nazionale del Mlac. «Ma la sensazione – ha aggiunto – è che in questo paese le “corporazioni”, intendendo così i diversi organismi che rappresentano datori di lavoro e lavoratori, si scontrino rendendo difficile questo dialogo e, quindi, l’applicazione delle norme sulla sicurezza». Nervegna ha poi presentato alcuni efficaci parallelismi tra la dottrina sociale della Chiesa e il nuovo Decreto in materia di sicurezza sul lavoro, mostrando come vi sia fra i due documenti una forte sintonia.
Stefano Signorini dell’Ispesl (Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro) è invece partito dai dati relativi agli infortuni, riferendosi in particolare a un’ Indagine integrata per l’approfondimento dei casi di infortunio mortale condotta dal suo Istituto insieme a Inail e Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome, arrivando poi a presentare le novità principali contenute nel Decreto legislativo 81/2008. La principale: esso «prevede un sistema di supporto, coordinamento tra enti e istituzioni che si occupano di sicurezza e azioni di sostegno alle imprese e ai lavoratori». Le morti sul lavoro, infatti, non sono una fatalità, come dimostrano i dati: solo il 10% è dovuto ad eventi accidentali, mentre il 72,3% è frutto di “errori di procedura” o “uso errato o improprio di attrezzature”.
Alla testimonianza di Corrado Altomare, figlio dell’imprenditore morto a Molfetta, si è affiancato Tommaso Amato, direttore dell’Ufficio di pastorale sociale della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, il quale ha annunciato come la diocesi, riflettendo in materia di sicurezza sul lavoro, abbia pensato a «uno sportello di assistenza ai lavoratori per cercare di dare risposte sul piano formativo e informativo».
«La sicurezza sul lavoro – ha concluso l’assistente nazionale del Mlac, don Antonio Mastantuono – non può essere soltanto una scelta tecnica, bensì chiede di diventare dovere morale».

Back to top